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Fondazione L. Sinisgalli: istituzione di rilievo internazionale

Fondazione Leonardo Sinisgalli

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L’attività avviata dalla Fondazione nella bella sede di Montemurro (Pz) denominata Casa delle Muse si sta segnalando per una serie di eventi molto qualificati che aiuteranno a capire le qualità ed i meriti del poliedrico Leonardo Sinisgalli. Personalità di rilievo internazionale.

La qualità dei documenti originali, esposti in modo elegante e funzionale nella ex abitazione di famiglia, costituiscono un materiale prezioso e necessario per capire la rilevanza avuta dall’ingegniere-poeta Leonardo Sinisgalli (1908-1981) nell’evoluzione culturale di imprenditori e manager nell’Italia del miracolo economico (1955-63). Ma che non può dirsi esaurita con quella stagione.

 E’ perciò particolarmente importante la recentissima uscita del volume Civiltà del Miracolo (Egea 2014), curato per le edizioni della Bocconi da tre scienziati, Gian Italo Bischi, Liliana Curcio, Pietro Nastasi. Nel riproporre una amplissima selezione di articoli scritti da architetti, letterati, scienziati, tecnici per la rivista Civiltà delle Macchine, il libro fornisce preziose evidenze del ruolo di Sinisgalli nello sviluppo di una cultura imprenditoriale e manageriale attenta non solo alla dimensione economica dell’espansione industriale del II dopoguerra ma anche a quella sociale ed estetica felicemente evocata dal titolo di un altro bel libro: Meccanima, curato da Gianni Lacorazza (Regione Basilicata 2004).

Sinisgalli era convinto che la civiltà occidentale era rimasta scettica ed arretrata nei confronti della tecnica, dell’ingegneria… che erano sfuggite alla cultura le scoperte di Archimede, Leonardo, Galilei, Newton, Einstein… E aggiungeva: …volevo sfondare le porte dei laboratori, delle specole, delle celle. Mi ero convinto che c’era una simbiosi tra intelletto ed istinto, tra ragione e passione, tra reale ed immaginario. Ch’era urgente tentare una commistione, un innesto anche a costo di sacrificare la purezza.

Varie circostanze consentirono a Sinisgalli di lavorare a questo obiettivo ideale. Negli anni del cosiddetto miracolo economico, Sinisgalli, già ricco di esperienze fatte in RAI (Teatro dell’Usignolo, insieme a Giandomenico Giagni); in Linoleum; Olivetti e Pirelli, fu incaricato da Finmeccanica della pubblicazione del periodico bimestrale di Civiltà delle Macchine, una rivista aziendale diventata poi un modello anche a livello internazionale. La curerà dal 1953 al ‘58, gli anni di incubazione del miracolo economico.

Sfogliando le pagine del bimestrale si percepisce l’intreccio di personaggi, saperi e tecniche da cui era generato e sedimentato l’humus che ha favorito il passaggio dell’Italia da nazione a vocazione prevalentemente agricola e artigianale a Paese inserito a pieno titolo tra i più industrializzati del mondo, con livelli di eccellenza in settori economici e culturali.

Il ritratto che emerge dalla lettura della rivista ci mostra una Italia con grande capacità di innovazione, che esplora vie originali in molti settori industriali, grazie anche alle ricerche nelle scienze di base.

Una realtà nella quale tra i maestri dello sviluppo figurano: scienziati, letterati, poeti, economisti, filosofi, e nella quale la scuola pubblica e l’Università erano considerate istituzioni strategiche per formare il personale necessario allo sviluppo industriale.

In molti progetti, oltre a pittori, scultori, cineasti, erano coinvolti anche alunni delle scuole invitati nelle fabbriche per descrivere le macchine, gli operai e i loro prodotti e suggerire il primato della qualità sulla quantità, l’abbinamento tra l’utile e il bello, nella convinzione che pure il marketing e la produzione devono avere un’anima.

Ci sono molte differenze tra quell’Italia, quel mondo e quello dei n/s giorni ma, malgrado le oggettive difficoltà delle imprese, lo scetticismo dilagante, l’imbarbarimento socio-politico vi sono nel mondo realtà imprenditoriali con impostazioni industriali e modalità operative che sembrano ispirarsi alla visione espressa da Civiltà delle macchine e concretizzare iniziative assimilabili alle realizzazioni olivettiane: ambienti di lavoro fatte per l’uomo e per il territorio, oltre che per il profitto d’impresa (v. motivazione per la candidatura di Ivera a sito Unesco).

Tra questi, gli impianti della società svizzera di mobili e design, Vitra, a Stein am Rhein. La Vitra, dopo il 1981, ha affidato la ricostruzione degli impianti distrutti da un incendio e, poi, la loro espansione, a noti architetti: Nicholas Grimshaw, Alvaro Siza, Zaha Hadid, Buckminster Fuller, Frank Gehry. Quest’ultimo, progettista del Guggenheim di Bilbao, ha firmato il Vitra Design Museum.

Nel futuro, forse, la Fondazione (www.fondazionesinisgalli.eu) potrebbe ricercare ed esaminare questi casi come questo che, per prodotto e visione imprenditoriale presenta aspetti che richiamano Olivetti ed Ivrea e le idee che circolavano in Civiltà delle Macchine.

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