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Visita ad Aarhus Capitale della Cultura 2017… aspettando Matera 2019

aarhus_logoAarhus, seconda città della Danimarca con 320 mila abitanti, ha la missione di utilizzare la designazione a Capitale Europea della Cultura 2017 per lanciare lo Jutland come destinazione turistica e decongestionare Copenaghen che alle bellezze di sempre aggiunge anche quelli di un rinnovamento urbano praticamente continuo, con soluzioni architettoniche d’avanguardia.

Lo slogan della manifestazione, Let’s Rethink (Ripensiamo…) è sicuramente stimolante come lo è Open Future di Matera 2019 e sarà sicuramente ben svolto nel calendario di eventi che verranno proposti come in ogni altra manifestazione del genere.

Ma i dibattiti che caratterizzano gli eventi effimeri, per quanto memorabili, svaniscono nel ricordo e gli effetti duraturi di queste esperienze straordinarie saranno solo quelli legati alla fruizione di iniziative che proseguono nel tempo (festival di valore internazionale, ricerche, congressi a tema, ecc…) e, soprattutto, gli stimoli culturali che potranno derivare da opere permanenti di grande spessore culturale ed impatto emotivo. E su queste sembra aver puntato Aarhus 2017, come già Linz nel 2009.

La città ha un tessuto socio economico e culturale di grande rilevanza e tradizione: sede centrale di due multinazionali (Birra Ceres, pale eoliche Vestas), città universitaria di con una delle più prestigiose università di tecnologia al mondo, solida tradizione teatrale e concertistica, sede di festival internazionali di musica Pop e Jazz, istituzioni museali, biblioteche, ecc… che ne fanno una delle 10 città con migliore vivibilità al mondo. Aarhus, non deve dimostrare nulla, può solo cercare di stupire!

E ci proverà con opere in linea col motto Let’s Rethink che sembrano ripensare profondamente l’assetto urbano ed i contenuti dell’offerta culturale. Ne sono esempi principali:

  • Dokk1 e il fronte del porto. Allontanato il porto commerciale in zone periferiche insieme all’abbattimento delle relative strutture di servizio, è rimasto l’attracco di navi da crociera, traghetti e diportistica, insieme agli enormi stabilimenti per la lavorazione di cereali le cui ciminiere sovrastano nello skyline i campanili, compreso quello della più grande cattedrale della Danimarca. Con questa presenza forte ma resa compatibile con la salute dei cittadini, Aarhus come Linz, dimostra di credere nella compatibilità tra lavoro industria, cultura e ambiente.
    Nelle aree recuperate a ridosso del centro storico, hanno costruito l’edificio polifunzionale Dokk1 con biblioteca, sala congressi, spazi sociali e, all’esterno, una gradinata verso il mare;
  • ARoS Kunstmuseum. Edificio di 50 m, nei pressi del municipio, che ospita collezioni di arte moderna (artisti internazionali e danesi della Scuola di Skagen) e contemporanea, come la gigantesca scultura di un ragazzo (BOY) alta quasi 5m.
    Ma l’attrazione maggiore dell’ARoS è l’installazione Raimbow Walk del danese Olafur Eliasson: un corridoio circolare all’ultimo piano, all’interno di vetri dai colori dell’arcobaleno che consentono una vista di indescrivibile suggestione della città ed i suoi dintorni;
  • Moesgård Museum, con il significativo sottotitolo Cultura, Architettura, Natura.
    E’ un museo archeologico, antropologico ed etnografico che espone in modo spettacolare le opere prima ammassata in una vicina villa di campagna, bella ma ormai inadeguata.
    L’uso di tecnologie digitali hanno consentito di “riportare in vita il passato” della storia danese. Ricostruzioni di ambienti, luci, effetti speciali rendono comprensibili e contestualizzano le splendide collezioni di reperti dell’età del ferro, inclusa la mummia di palude dell’ Uomo di Granballe. Anche mostre temporanee, come quella attuale sui gladiatori utilizzano in modo spettacolare i grandi spazi e le tecnologie moderne.
    Per gli aspetti di architettura e natura, il Moesgård è un museo di dimensioni e bellezza mozzafiato. Per metà dell’altezza la struttura è interrata e la sua lunghissima copertura in pendenza è come appoggiata sul terreno in pendio. L’erba che la ricopre, uguale a quella del terreno circostante, rafforza la continuità col contesto dell’intera struttura che in inverno  è utilizzata come pista di discesa per slittini e sciatori.

Tre strutture formidabili, due delle quali imperdibili, che faranno sicuramente della Capitale Europea della Cultura 2017 una destinazione cult, ben al di là del prossimo anno.

Oltre a queste strutture più immediatamente collegate al ruolo di futura Capitale della Cultura 2017, ve ne sono altre che sfruttano l’architettura e le tecnologie contemporanee per riqualificare il tessuto urbano di città nordica dignitosa ma poco caratterizzata.
Di particolare rilevanza mondiale due stupefacenti realizzazioni: il quartiere denominato ICEBERG (cui somiglia) e la Torre sul molo 7 appena inaugurata, disegnata dall’architetto danese Dorte Mandrup, destinata a diventare il nuovo landmark di Aarhus, quel segno distintivo che le città adottano per attrarre l’attenzione internazionale.

Lo stato di completamento delle opere e vari altri fattori, come la forte “governance” del processo, renderanno la performance di Aarhus difficile da eguagliare.

Aarhus è anche vicina alla residenza reale della Regina Margrethe, ultima rappresentante senza soluzione di continuità dal 998 della più antica monarchia del mondo, che ha dato il suo patrocinio all’iniziativa 2017.  Un supporto importante, ma, soprattutto un disincentivo assoluto per conflitti pretestuosi!

Il caso di Linz (l’eredità del passato) e quello di Aarhus (lo straordinario rinnovamento strutturale innestato su una realtà già eccellente) sono proposti come elementi di riflessione ed auspicio affinché a Matera ci si concentri sulle cose da fare con la stessa creatività e determinazione che le ha fatto vincere la nomination. Sperando che quando toccherà all’Italia nel 2019 ci sia qualcosa del livello di Linz e di Aarhus. Ma non sarà facile!