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Vulture. 3 brevi racconti

a cura di Renato Spicciarelli. Tipografia CalicEditori

VultureL’autore, entomologo naturalista ricostruisce quello che doveva essere l’abitat originale del Vulture, vulcano spento agli albori della civiltà, servendosi della narrativa. Un lato espressivo del prof Spicciarelli inedito per i membri della nostra associazione che lo hanno ascoltato nella bellissima ed appassionata rievocazione del Sommo Botanico Guglielmo Gasparrini.

Per commentare questa novità letteraria stampata negli eleganti tipi della Calice Editrice, si preferisce riportare qui le citazioni di un autorevolissimo collega del prof Spicciarelli. Il Prof. Enrico Stella, Entomologo-medico presso l’Università “La Sapienza”, di Roma, rileva innanzitutto che “…il docente e rigoroso ricercatore ci regala tre racconti ispirati dalle evidenze scientifiche e da documenti storici attinenti al suo Vulture.“ e poi fornisce qualche dato sui contenuti dei tre racconti.

Nel primo racconto, “ Leggendo la storia del monaco basiliano, fuggito dalla Cappadocia, ho avuto la sensazione di salire con lui lungo le pendici del vulcano: tale è la forza evocativa del racconto e la familiarità dell’autore con quell’ambiente geologico e botanico, di cui fa percepire forme, colori, profumi e perfino il sapore dell’acqua, fresca e aromatica della foresta. La seconda storia ci riporta indietro di oltre seicentomila anni, quando sulle sponde di un lago, ora prosciugato, nell’attuale valle di Vitalba, era insediata una popolazione di ominidi che utilizzavano sofisticati strumenti di pietra e di altro materiale, e cacciavano elefanti preistorici, esistenti sul Vulture, nel Pleistocene. L’affascinante ricostruzione di Spicciarelli è verosimile e fondata su reperti disponibili e ragionevoli ipotesi.”

“Il terzo racconto mi ha personalmente toccato…” “Spicciarelli, con squisita sensibilità, evidenzia il conflitto psicologico dell’entomologo che, per esigenze di ricerca, uccide e chiude in cassette le meravigliose creature alate, sottraendo loro “i pascoli profumati, l’aria aperta rugiadosa del mattino, i voli leggiadri, allegri e instancabili fino al tramonto.” Il sogno-incubo del Conte Hartig in fin di vita esprime, con rara maestria, l’angoscia suscitata da tale conflitto. Hartig viene assolto: è lo stesso Parnasso con cui dialoga, che a nome delle altre farfalle lo conforta, assicurandogli comprensione e indulgenza.”