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Borghi lucani di cultura Arbëreshë tra passato e futuro

Il termine Arbëreshë indica sia la lingua parlata che il nome degli albanesi d’Italia, mentre Arberia identifica l’area geografica degli insediamenti albanesi in Italia. La cultura arbëreshë è ancora oggi caratterizzata da elementi specifici che rendono la presenza delle comunità albanesi un elemento di forte arricchimento per le comunità locali.

In Italia ci sono 50 paesi che conservano in qualche misura usi, costumi, religione, lingua e tradizioni arbëreshë derivanti dagli insediamenti albanesi nel XV e XVI secolo avvenuti per vari motivi e diverse ondate nel corso di quasi un secolo, dal 1448 al 1534.

La specificità di tale cultura si rileva nelle tradizioni, nei costumi, nel rito religioso, nell’arte, nella gastronomia come emerso dalle relazioni e dalle interviste fatte da Eleonora Locuratolo, per

  • Barile, Ginesta e Maschito a Rocco Franciosa – Presidente UNPLI Basilicata
  • San Costantino Albanese, al Sindaco Renato Iannibelli, la Presidente della Proloco Dina Iannibbelli, il Parroco Don Gianpiero Vaccaro, il Prof. Nicola Scaldaferri, Etnomusicologo dell’Università di Milano, studioso di elettroacustica e di pratiche musicali dell’Italia meridionale e dei Balcani.

Ha partecipato al video incontro anche il Sindaco di San Paolo Albanese, Mosè Antonio Troiano per portare i saluti della sua comunità e dell’Unione dei comuni Arbëreshë del Pollino (2 in Basilicata e 5 in Calabria), da lui presieduta.

A questi ospiti ed a tutte le persone in collegamento su Zoom e alla diretta su Facebook ha rivolto il saluto in lingua arbëreshë Maddalena Ferraiuolo a nome della comunità romana e dell’Associazione dei Lucani a Roma.

Figura centrale nella vicenda degli insediamenti e delle migrazioni di albanesi in Italia è stato il condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, l’eroe nazionale albanese che aveva contenuto l’avanzata dei Turchi di Maometto II per un ventennio fino al 1463, quando fu sconfitto e costretto all’esilio. Ma Scanderbeg, che qualche anno prima era venuto in Italia per aiutare militarmente Ferrante, re di Napoli, succeduto ad Alfonso d’Aragona, era riuscito ad ottenere terre e proprietà in Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia. Località che divennero poi la destinazione salvifica di persone che sfuggivano alle persecuzioni ottomane.

Le cinque comunità italo-albanesi in Basilicata sono: Barile, Ginestra e Maschito nella zona del Vulture, San Costantino e San Paolo Albanese nella Valle del Sarmento/Pollino. Aree tra loro distanti che presentano molte diversità nell’uso corrente della lingua, nel culto, nelle tradizioni, nell’enogastronomia e nel modo stesso di progettare il futuro. Una diversità che, come è emerso dalle presentazioni, è una grande ricchezza che sarebbe utile comunicare all’esterno delle comunità arbëreshë con più sinergia ed efficacia.

Per questo i relatori hanno ringraziato l’associazione di aver promosso il video incontro che attraverso la presentazione delle specificità culturali ha consentito di intravvedere gli elementi costituenti della grande ricchezza culturale e di contribuire a diffonderne la conoscenza.

 

BARILE

Barile sorge nel nord della Basilicata, su due colline del Vulture-Melfese ed è un borgo molto interessante sia per la storia e le tradizioni che per le attività che lo collegano a rilevanti aspetti economici della modernità, come la produzione enogastronomica.

Barile condivide con gli altri comuni lucani del Vulture, Ginestra e Maschito, radici culturali che caratterizzano la lingua, costumi, tradizioni e culti religiosi. E proprio a Barile, da oltre quattrocento anni, ha luogo la più antica sacra rappresentazione della Basilicata che nel giorno del Venerdì Santo rievoca la Passione di Cristo.

 Dal 1600 si ripete un rituale complesso che inizia nel giorno di San Giuseppe (19 marzo) e prosegue con vari appuntamenti fino alla Settimana Santa quando ha luogo la sacra rappresentazione della Passione che vede protagonisti non solo i 200 personaggi ma anche gli spettatori. Che assistono alla drammatica rievocazione in un silenzio assoluto e dolente malgrado (o forse proprio per…) la presenza irridente della zingara che ostenta i 10 chili di gioielli d’oro prestati dagli abitanti.

 

Altra antica tradizione che non si ritrova in altre comunità arbëreshë è il Battesimo delle Bambole (Puplet e Shenjanjet), una cerimonia laica che si ripete il 24 giugno nel giorno della festa di San Giovanni Battista. Al rito partecipano giovani ragazze in costume arbëreshë, per le quali questa cerimonia è una sorta d’ingresso nell’età adulta.La bambola costruita a mano con materiali della tradizione, viene nominata e battezzata con alcuni gesti simbolici dopo che è stata scelta una “madrina” (di solito la migliore amica della bimba-madre).

Vi sono tracce della cultura arbëreshë anche nell’architettura di alcuni palazzi, negli interni di alcune chiese e nella Fontana dello Steccato, un monumento di interesse storico-artistico realizzato su commissione di un nobile albanese (1713) con uno stemma su cui è scolpita l’immagine della Madonna di Costantinopoli, Patrona di Barile.

Di grande interesse sia strutturale che paesaggistico è anche il complesso delle cantine nello “Sheshë, “piazza”, un luogo suggestivo reso celebre da Pierpaolo Pasolini che vi ha girato scene del suo film il Vangelo secondo Matteo.

Nel caratteristico massiccio collinare sono incastonate numerose grotte scavate nel tufo lavico, prima, rifugio per gli immigrati albanesi che raggiunsero Barile e altri borghi del Vulture, poi come fresche cantine dai portoni colorati che rappresentano un luogo ideale per la maturazione e conservazione del vino.

Le Cantine di Barile, insieme a quelle di Rionero in Vulture (che dista meno di 4 km), di Melfi e Venosa costituiscono il polo per la produzione dell’Aglianico, industria vinicola di crescente rilevanza che ha attratto anche i capitali di operatori del settore con canali di distribuzione in tutto il mondo.

Insieme all’olio, il vino è celebrato con eventi enogastronomici, tra i quali: “CantinandoWine&Art”, in cui l’arte, sotto forma di musica, pittura, cinema e scultura, incontra il sapore e la tipicità dei prodotti enogastronomici di Barile e del Vulture.
Tra le ricette della tradizione arbëreshë, davvero particolare è il “Tumact me Tulez” a base di tagliatelle caserecce servite con mollica di pane croccante e sugo alle noci, piatto forte protagonista di una specifica manifestazione enogastronomica, animata dallo chef Daniele Bracuto, Presidente della Pro Loco.
Nel 2019 alla Sagra “Festival dell’Aglianico e Tumact me Tulez” è stato conferito presso il Senato della Repubblica Italiana il marchio “Sagra di Qualità” dall’UNPLI Nazionale Unione Pro Loco d’Italia.

Per Barile, ha seguito la presentazione anche il prof. Prof. Donato Michele Mazzeo, Presidente Associazione-Rivista “Basilicata Arbëreshë” (da 40 anni attiva e promotrice di eventi in Basilicata e Italia ed Albania)

 

SAN COSTANTINO ALBANESE

Insieme a San Paolo Albanese, borgo dirimpettaio nella Valle del Sarmento, è uno dei più caratteristici paesi di cultura arbëreshë della Basilicata come si percepisce immediatamente dalla indicazione bilingue delle strade e dalle conversazioni tra concittadini in arbëreshë.

San Costantino Albanese conserva nel nome, nella lingua, nel culto e nelle tradizioni elementi culturali delle popolazioni albanesi che proprio qui hanno trovato rifugio, caratterizzando in modo ancora oggi visibile i costumi tradizionali, le architetture e le funzioni religiose di rito albanese-bizantino. Per quest’insieme di peculiarità che lo caratterizzano a partire dal 1534, il borgo è definito un’oasi orientale nell’Occidente.

Di grande interesse le chiese abbellite dalla iconografia del rito bizantino che le riempie di colori: dalla chiesetta della Madonna delle Grazie, nella parte bassa del paese, alla chiesa madre dedicata ai Santi Costantino ed Elena, fino al santuario della Madonna della Stella, Protettrice di San Costantino Albanese.

La Chiesa Madre, costruita a suo tempo secondo i canoni del rito romano è stata adattata al rito bizantino: Dopo i lavori di consolidamento terminati nel 1998 è stata costruita l’Iconostasi, balaustra lignea di separazione tra l’altare “Vima” e la navata, riccamente ornata da un assortito patrimonio iconografico nel quale spiccano, tra le altre raffigurazioni, l’Ascensione ed il Giudizio universale, eseguiti dall’iconografo albanese Josif Droboniku e dalla moglie Prifti.

Il culto religioso praticato a San Costantino Albanese è di estremo interesse perché testimonia le evoluzioni del rito Bizantino nei secoli. Con fasi significative spiegate dal parroco Don Giampiero Vaccaro con una stringatissima ma davvero interessante lezione di storia che si potrà riascoltare nella registrazione della serata su Facebook.

Tra le peculiarità del rito, un calendario liturgico diverso da quello romano (il ricordo dei morti non si celebra il 2 novembre ma a febbraio nel corso di un’ intera settimana; la Pasqua ha tempi diversi nelle fasi della Passione..); modalità diverse nella celebrazione del matrimonio (scambio di colombe, rottura del bicchiere, giro intorno al tavolo,…); nella polifonia liturgica che ha un ruolo assai rilevante anche nella versione del rito bizantino-albanese (” Chi canta.. prega due volte” di Sant’Agostino).

Il tema delle sonorità laiche oltre che religiose è stato ampliato dal prof. Nicola Scaldaferri che nel suo bellissimo intervento ha facilitato la comprensione del tema proponendo brevi inserti musicali che si potranno riascoltare su Facebook.

Tra gli appuntamenti della tradizione descritti da Dina Iannibelli, Presidente della Pro Loco di San Costantino Albanese, vi sono le celebrazioni in onore della Madonna della Stella nella 2^ domenica di Maggio, che hanno al centro un rito tra il sacro ed il profano rappresentato dall’incendio dei “Nusazit”. Pupazzi a grandezza naturale (cavallo e cavaliere, 2 fabbri, 1 pastore, 1 donna, il diavolo) che prima di esplodere si muovono per effetto del dinamismo pirotecnico.

Assai articolato e fuori dal comune ci è poi il Presepe vivente che viene allestito il 27 dicembre con scene della vita nel borgo nei costumi tipici arbëreshë. La Madonna indossa i costumi della festa e canta una ninna nanna.

Testimonianze organiche della cultura italo-albanese si trovano nell’Etnomuseo della Cultura Arbëreshë, nei due piani di un ottocentesco palazzo signorile che ospita: la biblioteca della cultura albanese; la mostra iconografica del maestro Josif Droboniku, autore delle icone che ornano la chiesa madre; il Presepe Arbëreshë; costumi tradizionali, ed arnesi della cultura pastorale, tra cui un antico telaio utilizzato per realizzare i tessuti di ginestra e altri oggetti domestici. Oltre alle collezioni, frutto donazioni della comunità, nel museo vi è anche un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali, compreso la zampogna tipica delle comunità albanesi.

In aggiunta alle straordinarie ed utili iniziative per la salvaguardia di storia e tradizioni, rappresentanti istituzionali, operatori sociali e singoli imprenditori sono impegnati nella ricerca di soluzioni per contrastare lo spopolamento. E lo fanno cercando anche soluzioni fuori dagli schemi. Tra queste, vi sono le iniziative per la valorizzazione della natura e del paesaggio:

  • Volo dell’Aquila. I turisti, appositamente imbracati, si posizionano sul veicolo Aquila a quattro posti che il cavo di un Km. trasporta alla stazione a monte da dove poi ritorna a valle a gran velocità

  • Parco Avventura. Impianto con una serie di attività fisiche all’aperto dove ci si diverte in totale sicurezza, passando da un albero all’altro grazie a piattaforme sospese, cavi d’acciaio, ponti tibetani, tirolesi (carrucole), corde e scale, mettendo alla prova l’equilibrio e la concentrazione insieme a un po’ di esercizio fisico. Con le sue 50 attività (atelier) è uno dei più grandi impianti nell’Italia meridionale.
  • Completa l’attrattività della destinazione lagastronomia con piatti di pasta fatta a mano, salumi (salsiccia, soppressata, capocollo), carni alla brace,… Molto diffusi i fichi secchi con le noci e dolci ripieni di marmellata di castagne conditi con il miele.

In conclusione, un incontro che è stato per la maggior parte delle persone in collegamento la scoperta di una realtà sorprendentemente bella e ricca. Da andare a vedere da vicino, appena potremo riprendere gli spostamenti.